Perché raccontiamo il nostro metodo di lavoro
La maggior parte delle agenzie di marketing tratta il proprio processo di lavoro come un segreto. "La nostra metodologia proprietària", "il nostro framework esclusivo", "il nostro approccio unico" — parole che non dicono nulla e servono a nascondere che spesso non c'e un metodo, solo improvvisazione mascherata da strategia. Noi facciamo il contrario: vi raccontiamo esattamente come lavoriamo, passo per passo, prima che decidiate di lavorare con noi.
Lo facciamo per tre ragioni. Prima: la trasparenza filtra i clienti giusti. Chi legge il nostro metodo e si riconosce è un cliente con cui lavoreremo bene. Chi legge e non si riconosce ci risparmia tempo — e noi risparmiano tempo a lui. Seconda: la trasparenza costruisce fiducia. Se vi mostriamo come lavoriamo prima del contratto, sapete cosa aspettarvi — niente sorprese, niente "ma pensavo che...". Terza: il metodo e difficile da copiare anche se lo descriviamo — perché la differenza non è nel processo ma nelle persone che lo eseguono, nella loro esperienza e nel loro giudizio.
Fase 1: la diagnosi (settimana 1-2)
Non iniziamo mai dal "cosa facciamo". Iniziamo dal "cos'hai". Ogni nuova collaborazione parte da una diagnosi approfondita del business del cliente. Non un audit marketing superficiale — una comprensione del business nella sua interezza: modello di ricavi, struttura dei costi, marginalita per prodotto/servizio, processo commerciale, ciclo di vendita, profilo del cliente ideale, punto di forza competitivo, punto debole dichiarato e punto debole reale (spesso diversi).
La diagnosi include: analisi della presenza digitale attuale (sito, SEO, social, ads, email — tutto cio che esiste viene analizzato con metriche reali, non impressioni), analisi dei 3-5 competitor principali (cosa fanno, come lo fanno, dove sono più forti e dove sono più deboli), e 3-5 interviste telefoniche ai clienti del nostro cliente (la voce del cliente è la fonte di informazione più preziosa — è la più ignorata dalle agenzie).
Output della diagnosi: un documento di 5-8 pagine che dice, senza mezzi termini: "ecco dove siete, ecco dove potete arrivare, ecco cosa serve per arrivarci, ecco quanto costa, ecco quanto tempo ci vuole". Questo documento è la base della decisione: il cliente decide se procedere con piena consapevolezza di obiettivi, investimento e tempistiche. Niente "poi vediamo", niente promesse vaghe — numeri, tempi, azioni.
Fase 2: il piano (settimana 3)
Dalla diagnosi nasce il piano. Non un documento di 30 pagine pieno di slide con i loghi dei tool che usiamo — un piano operativo di 3-5 pagine che risponde a 5 domande. Dove vogliamo arrivare: obiettivo a 90 giorni, espresso in numeri (lead, clienti, fatturato, non "migliorare la brand awareness"). Come ci arriviamo: i canali scelti, le azioni specifiche per ciascuno, il budget allocato per canale. Chi fa cosa: le responsabilita — cosa facciamo noi, cosa fa il cliente (perché il marketing non è un servizio passivo — il cliente ha un ruolo attivo). Quando: la timeline settimana per settimana del primo sprint di 90 giorni. Come misuriamo: i KPI specifici è la frequenza di misurazione.
Il piano viene discusso con il cliente — non presentato e imposto. Le obiezioni e le integrazioni del cliente sono preziose perché lui conosce il suo business meglio di noi. Il piano finale e concordato, non consegnato. Questo passaggio e fondamentale: un piano imposto non ha buy-in, è un piano senza buy-in fallisce — non per il piano in se ma perché il cliente non ci crede e non collabora.
Fase 3: lo sprint di 90 giorni
Lo sprint è il cuore del nostro metodo. 90 giorni sono il tempo minimo per vedere risultati significativi nel marketing digitale è il tempo massimo accettabile per un imprenditore che investe senza vedere numeri. Lo sprint ha 3 caratteristiche: obiettivo fisso (l'obiettivo concordato non cambia durante i 90 giorni — se cambi obiettivo ogni mese non misuri nulla), azioni flessibili (le tattiche si aggiustano in base ai dati — se dopo 30 giorni il canale A non funziona, spostiamo budget sul canale B senza aspettare la fine dello sprint), e comunicazione bisettimanale (ogni 2 settimane una call di 30 minuti dove condividiamo: cosa funziona, cosa non funziona, cosa aggiustiamo).
La call bisettimanale non è una presentazione di slide — è una conversazione. Dura 30 minuti perché 30 minuti sono sufficienti quando si va dritti al punto. Il formato: 10 minuti di update nostro (numeri, azioni, risultati), 10 minuti di feedback del cliente (cosa vede sul campo, lead ricevuti, qualità dei contatti), 10 minuti di decisioni (cosa facciamo nelle prossime 2 settimane). Niente riunioni da 2 ore dove il 90% del tempo e riempito da slide che ripetono cose che già sappiamo.
Fase 4: la review è la decisione
Alla fine dei 90 giorni facciamo la review. Non un report cosmetico — un bilancio onesto. Obiettivi vs risultati: abbiamo raggiunto il target? Se si, perché — cosa ha funzionato e come replicarlo. Se no, perché — cosa non ha funzionato e cosa cambiare. I numeri: ROI per canale, costo per lead, costo per cliente, fatturato attribuibile. Le lezioni: cosa abbiamo imparato sul business, sul mercato, sul cliente ideale in questi 90 giorni.
Dalla review nasce la decisione. Tre opzioni. Opzione 1: i numeri funzionano — si rinnova con un nuovo sprint di 90 giorni con obiettivi aggiornati (più ambiziosi, basati sull'esperienza del primo sprint). Opzione 2: i numeri sono promettenti ma non ancora al target — si rinnova con aggiustamenti (spesso il secondo sprint e quello che accelera, perché il primo ha costruito le fondamenta). Opzione 3: i numeri non funzionano e non c'e evidenza che miglioreranno — si chiude. Senza penali, senza recriminazioni, con un report completo che il cliente può usare con un altro fornitore.
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